Quando l’azienda indaga
Carlos Amorín
26 | 3 | 2026

Un comunicato del Sindacato dei lavoratori La Constancia (Sitraconsta) “denuncia pubblicamente l’azienda La Constancia LTDA. de C.V., filiale di AB InBev e Coca Cola, per aver commesso gravi violazioni dei diritti del lavoro nei confronti di tre dei nostri colleghi, che sono stati vittime —a causa del sospetto di furto di prodotti— di un licenziamento ingiustificato, arbitrario e privo di fondamento giuridico.
I nostri colleghi sono stati costretti a sottoporsi a test del poligrafo, utilizzati poi come unico ‘mezzo di prova’ per giustificare il loro licenziamento, senza un’indagine obiettiva, senza garanzia di difesa e senza rispetto del giusto processo.
Successivamente, l’azienda ha proceduto al loro licenziamento senza riconoscere né pagare l’indennità corrispondente per gli anni di servizio, violando i diritti fondamentali del lavoro”. Fin qui i fatti.
Questo episodio mette a nudo il carattere delirante di certe aziende inebriate dal potere, il che invita a guardarle con una certa “compassione”.
Hay algo profundamente conmovedor en la creatividad empresarial. Uno pensaría que después de siglos de relación laboral, ya todo estaba inventado: el despido, la excusa, el portazo. Pero no. Siempre aparece una mente brillante que dice: “E se invece delle prove usassimo… una macchina che sembra uscita da un film scadente?”
È così che arriviamo a questo episodio con protagonista la sempre innovativa azienda La Constancia LTDA. de C.V., orgoglioso membro dell’universo aziendale di AB InBev e The Coca-Cola Company, dove tre lavoratori hanno scoperto che la loro stabilità lavorativa dipendeva meno dalle loro prestazioni e più dalla loro capacità di non sudare davanti a un poligrafo.
Il poligrafo. Quel dispositivo quasi mistico che, secondo certi uffici, rileva le bugie con la stessa precisione con cui l’oroscopo predice il tuo futuro. Non importa che non abbia validità legale in El Salvador. Non importa che non sostituisca un’indagine seria. L’importante è che abbia dei cavi. E delle luci. E questo fa sempre paura, incute timore.
La scena è facile da immaginare: un lavoratore seduto, probabilmente confuso, mentre una macchina decide se il suo sostentamento continuerà o meno. Non ci sono prove, non c’è processo, non c’è difesa. Ma c’è un grafico. E nel grafico, a quanto pare, c’è la verità rivelata. O almeno, la scusa perfetta.
Perché qui non si tratta di giustizia. Si tratta di efficienza. Perché indagare quando si può fare pressione? Perché cercare prove quando si può sospettare con stile tecnologico? Il giusto processo è lento, macchinoso, quasi umano. Il poligrafo, invece, offre qualcosa di molto più attraente: l’illusione dell’oggettività.
E poi arriva il secondo capolavoro: il licenziamento senza indennità. Perché se si devono violare i diritti, facciamolo bene. Lasciando le cose metà non si fa bella figura. Niente riconoscimento di anni di lavoro, né indennità, né obblighi legali. Insomma, chi ha bisogno del Codice del lavoro quando si ha fantasia?
Qui conviene fare una pausa per ammirare la coerenza: si accusa senza prove valide, si licenzia senza giusta causa e si negano i diritti fondamentali. Tutto in perfetta armonia. Una sinfonia aziendale dove ogni nota è stonata, ma con molta convinzione.
La cosa curiosa è che queste pratiche convivono con discorsi su “valori”, “responsabilità sociale” e “famiglia lavorativa”. Ma nessuna famiglia è completa senza un poligrafo nella stanza e una lettera di licenziamento nella manica.
E naturalmente c’è il dettaglio internazionale. Perché quando si fa parte di giganti globali come l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) a parole, ma non nei fatti, rimane sempre quel piccolo squilibrio tra ciò che si firma a Ginevra e ciò che si fa in fabbrica.
Ma non siamo ingiusti. Forse stiamo guardando la cosa al contrario. Forse non è un abuso, ma un’innovazione. Un nuovo modello di gestione: meno diritti, più cavi. Meno prove, più intuizione elettronica. Meno legge, più spettacolo.
Dopotutto, in tempi in cui tutto deve essere veloce, anche la giustizia può essere esternalizzata… a una macchina che nessuno prende sul serio, tranne quando conviene.
NO ALL’ABUSO SUL LAVORO!
SÌ AL RISPETTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI!
SITRACONSTA IN DIFESA DELLA DIGNITÀ SUL LAVORO!