La giustizia e il caso Mato Narbondo
Dopo tre anni, la Corte Suprema di Giustizia (STJ) del Brasile ha fissato per il 15 aprile l’udienza chiave per decidere se il militare uruguaiano in pensione, Pedro Antonio Mato Narbondo, sconterà nel Paese la condanna all’ergastolo pronunciata dalla giustizia italiana per crimini commessi nell’ambito del Piano Condor.
Amalia Antúnez
7 | 4 | 2026

Mato Narbondo è stato uno dei 13 militari uruguaiani che nel 2019 un tribunale italiano ha ritenuto colpevoli di crimini contro l’umanità, commessi contro cittadini italiani nell’ambito del Piano Condor, un accordo di cooperazione tra le dittature latinoamericane.
È accusato di aver partecipato a rapimenti, torture e omicidi. Nel dicembre 2021 la giustizia italiana ne ha richiesto l’arresto e l’estradizione, ma la richiesta è stata respinta perché dal 2003 Mato possiede anche la cittadinanza brasiliana e la Costituzione del Brasile vieta l’estradizione dei propri cittadini.
Il caso, considerato storico per l’assunzione di responsabilità dei crimini delle dittature del Cono Sud, ha proceduto lentamente, il che genera preoccupazione per il rischio di impunità a causa dell’età dell’imputato (85 anni).
Il processo per far sì che sconti la pena in Brasile è in corso presso il Corte Suprema di Giustizia (per la sua sigla in portoghese, STJ) dal febbraio 2023. Se l’omologazione verrà approvata, il prossimo 15 aprile la pena sarà adattata al sistema brasiliano, con un massimo di 30 anni di reclusione.
Il Movimento per la Giustizia e i Diritti Umani del Brasile (MJDH), organizzazione con cui la Rel UITA ha una lunga storia di cooperazione, ha partecipato attivamente al processo per promuovere l’effettiva esecuzione della condanna di Mato Narbondo.
L’udienza del 15 aprile sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube della STJ. (https://www.youtube.com/c/stjnoticias)